La recensione di Pino Zoccali



Le severe scaffalature incorniciano una processione di immagini (prima ancora che oggetti) fresche e consunte insieme..figure barbariche..totem..silhouettes sapienti ..animali..maschere..
giocattoli...persino oggetti d uso..capitani monologanti d una armata sommersa". 

Un arco trionfale..un lungo elenco..solenne e ironico come quello di Borges e come quello di Borges capace di far riflettere sul linguaggio e sul significato del mondo... sulla sua ben conosciuta estraneità....

L'aspra salsa consunzione.. l infinito movimento..il soffio incessante..il rigurgito delle tempeste modellano in segmenti archetipici una materialità infinita inizialmente segnale solo di se stessa. E apparentemente esausta. Ma qui..sulla battigia .. l oggetto..il residuo..il segmento ..il trovato ..a loro volta trovano uno spazio compositivo (che nel creare) un vincolo un angolo uno sguardo diviene suggestione interrogazione rappresentazione.

Qui ..sulla sua battigia Pino Caminiti ..attratto forse dal respiro del mare ( cui conformare il proprio) e certamente pronto a mettersi in contatto con il proprio mare interno ("con le sue onde di respiro") rac/coglie e maneggia e compone e parla e fa parlare quell alfabeto sparso frantumato abbandonato. Possiamo immaginare quella emozione ...chi non ha sognato di ricevere un messaggio nella bottiglia? Ma fare le due cose insieme .." osservare il mare interno da dietro i propri occhi" e tenerli "fissi su qualche piccolo frammento di mondo" ...finisce col diventare l articolazione di un linguaggio.

Mettere insieme morfemi sabbiosi e scoloriti è come trovare la via per questi pensieri in cerca di un pensatore. Non è forse la battigia già di suo una spazialità liminare e complessa..una zona di confine nella quale però vivere il punto di contatto piuttosto che di divisione...?un luogo in cui possibile parlare una lingua intellegibile e non arrendersi all ostilità ,all inespresso? In una bellissima rappresentazione di Otello il grande Nekrosius faceva "ruggire" il mare ogni volta che i personaggi toccavano un proprio limite interno,nello spazio scenico avvicinandosi al bordo del palcoscenico/isola.Non ruggisce anche il nostro Mare interno?

Ma il "ruggito" necessita di una traduzione,di una tradizione umana,per non restare terrore senza nome e solitudine. Il mare dell inconscio non può restare pura Natura ..nemmeno Moby Dick sarebbe esistita senza narrazione restando muto essere equoreo.E l inconscio Mare non è nemico ..coscienza e inconscio non sono rivali se non nel senso di Girard..corrono invece e insieme sulle due rive dello stesso fiume.....

E in questo teatro compositivo,in questo punto di contatto fra mari e mondi il lavoro creativo di Pino Caminiti lo pone come Guardiano della Porta ,paziente archeologo di superficie ...traduttore in un altra personalissima lingua che però tutti capiamo ...una delle infinite traduzioni possibili ma che dialoga con la nostra curiosità stupefazione emozione.

Pino Zoccali